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La Fabbrica Panizza fu fondata nel 1879 dal biellese Giovanni Panizza, uomo di grande intuizione e genialità, capostipite di una lunga stirpe di cappellai italiani.
Il Verbano vantava già dall’inizio del secolo una lunga trazione nella lavorazione artigianale del cappello: nel 1895 operavano a Intra già nove laboratori di cappelli fini di feltro.
La fortuna del cappellificio Panizza si lega proprio al nome del suo fondatore Giovanni Panizza, che dopo la pregressa esperienza come caporeparto all’Albertini, fabbrica attiva già dal 1817, aveva intuito le potenzialità di questo settore di lavorazione, prediligendo però per l’ubicazione del suo cappellificio non più Intra, bensì Ghiffa, a pochi passi dal lago, in quanto la maggior parte delle lavorazioni (produzione di vapore, modellatura e tintoria fra tutte) richiedeva un uso abbondante di acqua.
Le sue capacità manageriali, unitamente alle ottime maestranze, determinarono un successo pressoché immediato: la ricca documentazione storica conservata in museo ci informa precisamente dello sviluppo del cappellificio che, negli anni ’50 – quelli di maggior fioritura dell’attività – arrivò a contare più di trecento operai.
Il cappello di feltro di pelo ebbe fino agli anni ’80 dell’Ottocento grandi momenti di gloria, giungendo a rappresentare uno status symbol!
La Panizza, specializzata nella produzione di cappelli di feltro fini da uomo, vantava altissime percentuali di esportazioni all’estero, soprattutto nel Nord Europa e nel Sud America.
La lavorazione, dapprima artigianale, era finalizzata alla produzione di un cappello pregiato e di ottima qualità: queste caratteristiche valsero per la Panizza una notorietà tale che la fabbrica, grazie all’accordo firmato nel 1957 con la Hat Corporation of America, ottenne il privilegio di produrre nei propri stabilimenti alcuni noti marchi americani, quali “Dobbs” e “Knox”.
Il nome del cappellificio Panizza si legò ai cappelli sportivi ed eleganti allo stesso tempo, realizzati con feltri leggerissimi detti Bon Voyage e con feltri di colore misto impiegando poche decine di grammi di materia prima.
Il declino della Fabbrica, che aveva avuto inizio dopo gli anni ’60, si inserisce in una più ampia crisi di questo settore di lavorazione: il cappello, un tempo accessorio indispensabile per presentarsi in società, non veniva quasi più indossato, se non occasionalmente. Il trapasso di questa moda e la parallela difficoltà nel sostenere i costi di produzione determinarono la chiusura del cappellificio di Ghiffa nel 1981.
L’uso del marchio Panizza è stato in seguito consentito tramite licenza al cappellificio artigianale Falcus di Montevarchi (AR), che ha portato avanti fino ad oggi una produzione di cappelli di qualità, oggetto negli ultimi anni di un rilancio commerciale e pubblicitario cui dà il suo contributo Laura Gamba, nipote di Antonio Gamba, ultimo amministratore delegato della Panizza.
www.panizza1879.com