il_cappello

«Il cappello di feltro differisce da qualsiasi altro articolo di abbigliamento per il fatto che esso è costituito d’un solo pezzo, il quale, nella sua forma iniziale molto allargata e rudimentalmente assomigliante al cappello finito, viene progressivamente trasformato nel prodotto perfetto che ricopre il capo dell’uomo.»

Dal Manuale del dettagliante cappellaio – Edizione 1942 Antonio Gamba

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La parola cappello deriva dall’alto latino cappellus, diminutivo di cappa, cioè piccola cappa atta a riparare la testa.
L’uso del copricapo è antico: si trovano tracce presso tutti i popoli.
Un copricapo greco molto popolare è stato il galerus a calotta appuntita simile ad una pigna, trattenuta con legacci sotto il mento.
Il primo vero cappello è stato il pétasos anch’esso greco che presenta una cupolina sagomata a pagoda e una tesa ampia leggermente curvata.
Il cappello viene in antico riservato ai viaggi.
Per i romani il capo coperto è ritenuto poco virile: per ripararsi dalla pioggia, si preferisce, usare il lembo della toga.
Sino all’alto Medioevo ci si abbiglia con berretti in tessuto di diverse fogge.
È dal 1500 che, con l’afflusso delle ricchezze e la necessità di “apparire in pubblico con aspetto decoroso”, si cura l’abbigliamento come segno di distinzione.
L‘800 è il secolo d’oro del cappello, nella cultura e nell’arte: numerose furono le sperimentazioni nei materiali e nelle forme dei copricapo.
Nello specifico, fu il feltro il protagonista incontrastato sulla scena dei copricapo da uomo.
Il più antico feltro conosciuto è quello di lana, già noto nella Preistoria: pecore, capre, montoni e cammelli sono gli animali da cui può essere ricavato questo tipo di materiale. Per ottenere il cosiddetto “feltro fine” si utilizza invece pelo di coniglio, lepre, castoro e lontra.
La Panizza si specializzerà nella produzione di cappelli di feltro di pelo di coniglio.
Il feltro, letteralmente un tessuto non tessuto, è un materiale dalle molteplici caratteristiche.
In relazione alla sua resistenza tensile, il feltro è il tessuto più leggero che si conosca, essendo sufficiente un quantitativo minimo di fibre per ottenere la solidità desiderata.
Per la stessa ragione il feltro è anche il più elastico dei tessuti.
È inoltre più impermeabile all’acqua di qualsiasi altro tessuto, grazie allo stretto rinsaldamento delle sue fibre animali cui è peculiare il nessun assorbimento di umidità.
Il feltro di pelo è costituito da una miriade di corte, singole fibre di animali che si rinsaldano tra loro per naturale tendenza all’amalgama e si intrecciano strettamente se sottoposte a trattamenti di acqua calda e vapore.
È il tessuto più solido che si conosce, in quanto ogni sua fibra è intrecciata in ogni senso con numerose altre fibre.
Tutte le altre stoffe, invece, essendo composte di fibre tessute, a mano o a macchina, ad angolo retto o a linee parallele, sono sempre soggette a laceramenti.
Il feltro può essere composto nel tessuto più liscio che si conosca, data appunto la sua costituzione a fibre sottili e singole che si intrecciano in ogni senso, anziché a gruppi di fibre ritorte e tessuto in senso lineare.
Dall’Ottocento in poi entrerà nel linguaggio comune l’espressione “indossare un feltro”, con una sineddoche che sta per “indossare un cappello di feltro” e che sottolinea l’uso della materia prima per eccellenza usata per fabbricarlo.