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Il Museo dell’Arte del Cappello di Ghiffa ha sede in alcuni ambienti dell’antico nucleo di fabbricati che costituirono il glorioso Cappellificio “Panizza”, che produsse per il mercato italiano ed estero pregiati cappelli di feltro fine da uomo per cento anni esatti, dal 1881 al 1981.
Il percorso museale è stato allestito nel 1994 da un gruppo di entusiasti ex-cappellai della Panizza, coordinati da Franco Mondolfo, e grazie alla generosa donazione di macchinari e materiali della fabbrica da parte dell’ultimo proprietario, Antonio Gamba, e dei suoi eredi.
L’esposizione racconta, attraverso macchinari originali dell’azienda e foto d’epoca, il processo produttivo che porta dal pelo di coniglio al feltro e da questo al cappello. Un procedimento semplicemente basato sul vapore ed il movimento, ma che ancora oggi appare misterioso ed affascinante ed è in grado di sorprendere il visitatore.
Negli ambienti del museo si scopre così come dal pelo di cinque conigli venisse ricavato un cappello (e alla Panizza negli anni di splendore della prima metà del Novecento si arrivò a produrre 1000 cappelli al giorno!), si esplorano i segreti dei cappellai e della loro arte, a partire da quando il mestiere era completamente manuale, fino alla sua “meccanizzazione”, ben rappresentata proprio dalla “Panizza”, si scoprono le varie fasi di lavorazione, dalla feltrazione all’imbastitura di un grande cono di feltro, alle successive riduzioni di dimensione, alla modellatura, stiratura e guarnizione.
La visita permette anche di apprezzare le diverse fogge di cappelli in uso nel corso dei secoli ed esposte in una grande vetrina centrale: ricchissimo l’archivio storico costituito da foto d’epoca e documenti, cui si è aggiunto l’eccezionale ritrovamento del primo filmato pubblicitario a colori della Panizza (anni ’50).
Il Museo propone in una postazione video filmati originali sulla feltrazione e la lavorazione del cappello e dispone di un book shop specialistico con pubblicazioni sul tema, Cd e DVD.
A Maggio 2007 è stata inaugurata una sezione speciale, dedicata ai cappelli etnici, con l’esposizione di copricapi provenienti da tutto il mondo e donati al Museo dalla famiglia di Vittorio Fesce, che con passione li collezionò.
Dal Dicembre 2011, grazie al generoso dono della famiglia di Eloisa Signorelli, appassionata collezionista, il Museo si è arricchito di una splendida raccolta di bambole – da quelle etniche alle moderne Barbie e Gene Marshall – collezionate tra gli anni 1990 e 2000.
Le collezioni sono state oggetto negli anni di mostre, esposizioni temporanee e approfondimenti tematici durante i consueti appuntamenti estivi con gli “aperitivi in museo”.